SALOTTO LETTERARIO FEBBRAIO 2018

Il tema di Lara

Ho voluto dare questo titolo al nostro avvicinarci ai testi classici perché al romanzo :Il dottor Zivago di Boris Pasternak, io avrei dato il titolo “Il tema di Lara”, proprio come la bellissima colonna sonora di Maurice Jarre, che ravviva il film costantemente ghiacciato in senso reale e metaforico.
Quando nel novembre del 1957 ,dopo travagliate vicende pubblicò il Romanzo, Pasternak vide il suo sogno realizzato, sebbene avesse la consapevolezza delle conseguenze che la sua opera avrebbe avuto sulla sua vita e di quella dei suoi cari. Fino a quel momento conosciuto come poeta e traduttore, dopo quel novembre venne espulso dall’Unione degli Scrittori e rischiò di perdere la cittadinanza sovietica.
Il suo romanzo venne pubblicato in Russia nel 1988, nel frattempo lo scrittore vinse il Nobel nel 1958 ma purtroppo non lo ritirò per le pressioni del partito comunista. La sua famiglia accettò il premio postumo nel 1988.
Il romanzo inizia con la cupa scena di Zivago bambino ai funerali della madre e si chiude con i funerali dello stesso. Nella sua vita succede di tutto ma per fortuna la sua esistenza travagliata viene riscaldata dall’amore.
Ama Tonia e ama Lara allo stesso tempo, anche se di due amori completamente diversi e le perde entrambe a causa della guerra. Il motore del romanzo è dato appunto dalla forza cieca degli eventi storici. Zivago sarà travolto dalla rivoluzione e dalla guerra civile che travolgono la Russia e le vite dei suoi abitanti.
Il romanzo procede a singhiozzo con lunghi capitoli dedicati ad eventi di guerra e di fuga.
Solamente quando Lara e Zivago incrociano i loro sguardi tutto si illumina, anche la tetra steppa, l’oscuro cielo, i paesaggi infiniti dove l’inverno russo domina e scandisce il tempo.
L’ opera di Pasternak è divenuta un film, il kolossal del 1965 , che ha come regista David Lean e mantiene sostanzialmente la trama del romanzo, ora tralasciando alcuni particolari, ora modificando l’ordine cronologico degli eventi.
Il film è incentrato principalmente sull’amore travolgente fra Jurii e Lara.
La scelta è dovuta ovviamente al fatto che il pubblico è più orientato verso opere romantiche e passionali, soprattutto quello femminile.
Nel film manca il terzo amore di Zivago, Marina, la donna con cui convive ritornato a Mosca.
La storia di Lara e Jurii e la più importante di tutto ( della guerra mondiale, della guerra civile) e di tutti gli altri personaggi che quindi assumono meno spessore.
Ed è appunto il famosissimo tema di Lara, premiato con un Oscar a dare alla vicenda amorosa quell’atmosfera tipica delle storie d’amore che le rendono immortali nel tempo.
Alcune scene restano pertanto memorabili e tra queste la scena finale in cui Jurii su un tram crede di aver visto Lara camminare per strada e tentando di raggiungerla, muore di infarto( nel romanzo sarà invece Lara ad assistere alla sua veglia funebre).
I due attori principali Omar Sharif e Julie Christie, che secondo alcuni critici interpretano una sdolcinata storia d’amore, sono diventati indimenticabili.
Un altro personaggio pur nella sua negatività, è Viktor Komarovskij, uomo cinico, che purtroppo ha molti rappresentanti ancor oggi ed urla ai due amanti che nonostante vogliano sentirsi superiori a lui, sono fatti della stessa creta di cui sono fatti tutti gli esseri umani.
Zivago era un poeta e la sua musa era Lara.

Alcune sue poesie, dedicate a Lara ed alla sua amata terra completano il romanzo:

Ebrietà
Sotto il salice avvinto dall’edera,
cerchiamo scampo all’intemperie.
Ci ripara le spalle un mantello,
intorno a te le mie braccia si avvincono.

Ma no. Le piante nel folto
non s’avvolgono d’edera, ma d’ebrietà.
Stendiamo, allora, questo bel mantello
Sotto di noi per tutta quanta la sua ampiezza.

La neve cade
La neve cade, la neve cade
Alle bianche stelline in tempesta
Si protendono i fiori del geranio
Dallo stipite della finestra:
La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.
La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.
Come se con l’aspetto di un bislacco
Dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.
Perché la vita stringe. Non fai a tempo
A girarti dattorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.
Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
Per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,
tenendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano come la neve,
o come le parole d’un poema?
La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.

La stella di Natale
Era pieno inverno.
Soffiava il vento della steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
Sul pendio della collina.

L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.

Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio,
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
e recinti e pietre tombali
e stanghe di carri confitte nella neve,
e sul cimitero il cielo tutto stellato.

E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d’un lucignolo
alla finestrella d’un capanno,
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

Per quella stessa via, per le stesse contrade
degli angeli andavano, mescolati alla folla.
L’incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l’impronta d’un piede.

Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
E a loro, “chi siete? ” domandò Maria.
“Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due”.
“Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia”.

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell’abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

Albeggiava. Dalla volta celeste l’alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell’apertura rocciosa.

Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d’un asino e le nari d’un bue.
I Magi, nell’ombra, in quel buio di stalla
sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell’oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

Vento

Io sono morto, mentre tu viva.
E il vento piange, si lamenta,
cullando il bosco e una dacia.
Non qualche pino solitario,
ma tutti gli alberi d’insieme,
e l’intera distesa senza fine,
come le vele e le carene
delle barche sulle banchine.
E non lo fa per ardimento
o per una collera inane
ma per trovare nel lamento
parole per le tue ninne nanne.

Marzo

Al sole si sudano sette camicie,
E si agita, stordito, il burrone.
Come il lavoro di robusta mandriana,
Fervono le mani della primavera.

Langue la neve malata di anemia
Nei rametti inerti di vene azzurrine.
Ma fuma la vita nella stalla delle mucche,
E di salute scoppiano i denti dei forconi.

Che notti, che giorni e che notti!
Il ticchettio delle gocce a metà giorno.
I cachettici ghiaccioli dei tetti,
Dei ruscelli insonni il cicaleccio!

Tutto è aperto, la scuderia e la stalla.
I colombi nella neve beccano l’avena,
E tutto genera e vivifica
L’odore fresco del letame.

Ovviamente Zivago è l’alter ego di Boris Pasternak. E Lara? Lara altri non è che Olga Ivinskaya, la donna che lo amò e lo sostenne negli ultimi quindici anni della sua vita, sopportando per lui interrogatori, torture e lavori forzati nei gulag.
Anna Pasternak, pronipote dello scrittore, giornalista e scrittrice, sfidando la famiglia ha deciso di rendere merito al grande amore e sostegno letterario di Pasternak.
L’autrice racconta una storia d’amore e di fedeltà, nata quando Boris conobbe Olga, redattrice della rivista letteraria “Nuovo Mondo”, nel !945.
Lei aveva 34 anni, bionda con occhi azzurri, vedova con due figli; lui 56 anni, famoso poeta, sempre a rischio come tutti gli scrittori russi, con due matrimoni aridi alle spalle.
Olga riempì subito il vuoto in cui viveva Boris ma pagò un duro prezzo ,divenendo bersaglio delle persecuzioni dello stato sovietico che voleva ottenere da lei informazioni sul libro sovversivo che il suo amante stava scrivendo.
Pasternak come Zivago si divise sempre tra sua moglie e Olga, rifiutando di sposarla perché era incapace di un amore felice.
Queste le parole di una sua amica “l’amore per lui doveva essere tormento e tortura” e così facendo, impedì ad Olga di godere della protezione del suo nome.
Nel 1960 dopo l’uscita del libro e dopo la morte del suo autore, Olga verrà nuovamente arrestata perché accusata di aver partecipato alla stesura del romanzo e di atti sovversivi.
Condannata ai lavori forzati in Siberia, venne liberata nel 1964 e prima della sua morte, avvenuta nel 1995, potè rivedere a Mosca la pubblicazione del Il Dottor Zivago nell’88.
La sua richiesta a Boris Eltsin di riavere la corrispondenza di Boris Pasternak, confiscata dal Kgb, dopo il suo arresto, risultò vana.
Dietro gli occhi di Zivago, dai quali è filtrata la realtà, si cela lo sguardo di Pasternak sulla vita, sulla storia, sulla Russia. La disillusione dello scrittore è la stessa del suo personaggio.
Entrambi le danno voce attraverso la poesia, che la Storia condanna perché sinonimo di libertà.
Pasternak non era mai stato a favore del regime, ma nemmeno contro, sebbene preferisse i modelli più libertari ed egualitari dell’America e della Francia.
Il romanzo vuole testimoniare il vissuto di un uomo qualunque, la sua crisi individuale e sociale in un paese sfigurato, che ama e non vuole tradire, nonostante di avere il giusto riconoscimento, il prestigio, la fama dovuta.
Un romanzo ed un film che hanno mantenuto nel tempo lo stesso fascino.

 

Liviana Simoncini