SALOTTO LETTERARIO MAGGIO 2019

ESSERE MADRE

UN FILM INSOLITO SU UNA FIGURA SOLITA
Che si abbia fede o meno, quella di Maria, Giuseppe e del figlio Gesù è una delle storie più importanti della nostra cultura, raccontata fin dalla nostra infanzia attraverso forme espressive diverse.
Il regista Guido Chiesa lo fa con un taglio nuovo e personale.
Il film ” Io sono con te ” si rifà al Vangelo tradizionali ( su tutto quello di Luca) quanto a quelli apocrifi (Giuseppe è un vedovo con due figli ), soffermandosi sulla figura di Maria.
È lei la vera protagonista di questo film, una donna raccontata non più come la figura che accetta supinamente la missione venuta dal’ alto con un obbediente ” Eccomi” , ma come una figura determinata e ribelle, pronta a sovvertire le regole e fondamentale nella formazione del figlio.
Il film si apre con un chiaro riferimento al concepimento divino per poi mettere in evidenza il lato umano dei personaggi e dei fatti, scegliendo un’ ambientazione naturalistica, quale quella tunisina con la campagna brulla e desertica, con attori professionisti e non, alcuni che recitano in dialetto arabo e con tutta la loro veridicità fisica, di abbigliamento colorato e di abitudini del tempo.
” Io sono con te ” è un film laico con l’ atteggiamento della protagonista che sfida le regole dello “ status quo” sociale e religioso del suo tempo, prima e dopo la nascita del figlio.
Tra di loro c’è un segreto e Giuseppe si fa da parte, rinunciando al primato maschile, trasformando Maria in una delle prime donne rivoluzionarie della storia.
Attraverso una sorta di intervista, la Madre di tutte le madri racconta la nascita di Gesù, che partorisce da sola, l’incontro con gli scienziati di Erode che non riescono a capire come ella possa stare tranquilla quando il figlio cammina sul bordo del pozzo, la scomparsa di Gesù nel tempio a 12 anni.
Maria non si impaurisce perché Lei è con Lui, sempre.
La sua figura spesso vista di spalle compare nell’ultima scena ormai invecchiata e poi si allontana nel deserto, dopo averci sorriso per l’ultima volta.
Il tutto sottolineato da una musica a volte nostalgica , a volte ironica, a volte sofferta come l’ ambiente desertico che fa da sfondo ad ogni scena.

La mia scelta di questo film è nata dopo la lettura del libro ” Lei” di Mariapia Veladiano che ho conosciuto alla libreria ” Il mercante di storie”. La scrittrice si cimenta in un’impresa ardua che è quella di scrivere il ritratto di una donna immensa: Maria.
Nasce così un libro molto delicato in cui la Veladiano con uno stile poetico, tratteggia la figura di ” Lei” , la Mamma per eccellenza, scelta dal proprio figlio per esserne la madre.
Dal momento in cui pronuncia il suo ” Eccomi”, accetta di essere la prescelta e di vivere tutte le paure di ogni madre. In più di un figlio speciale. Così come sono speciali tutti i figli, mail suo più di tutti.
Nel libro Maria parla del suo Bambino, in maniera umana e la sua narrazione è scandita attraverso gli episodi del Vangelo, dall’Annunciazione fino alla morte e Resurrezione di Gesù.
Le pagine del libro rendono compartecipi i lettori della grandezza e della profondità di questa giovane donna che vive con Gesù per trenta anni.
Lo partorisce, lo allatta, lo alleva, lo segue, si sgomenta per lui, lo vorrebbe salvare dal male del mondo ed invece deve accompagnarlo ad una morte incomprensibile.
Questa giovane donna così incredibilmente forte che sente la folla che vuole crocifiggerlo e non può intervenire né fare qualcosa per salvarlo e si vede portare il corpo del figlio morto, è un modello per ogni donna che sceglie di essere madre.
Quale migliore poesia se non quella che scrisse Dante nel “Paradiso”, riesce ad esprimere meglio la grandezza della Vergine Maria?

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio, 
umile e alta più che creatura, 
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura 
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore 
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore, 
per lo cui caldo ne l’etterna pace 
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face 
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali, 
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali, 
che qual vuol grazia e a te non ricorre 
sua disianza vuol volar sanz’ali.          

La tua benignità non pur soccorre 
a chi domanda, ma molte fiate 
liberamente al dimandar precorre.   

In te misericordia, in te pietate, 
in te magnificenza, in te s’aduna 
quantunque in creatura è di bontate.  

Or questi, che da l’infima lacuna 
de l’universo infin qui ha vedute 
le vite spiritali ad una ad una,   

supplica a te, per grazia, di virtute 
tanto, che possa con li occhi levarsi 
più alto verso l’ultima salute.      

E io, che mai per mio veder non arsi 
più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi 
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,  

perché tu ogne nube li disleghi 
di sua mortalità co’ prieghi tuoi, 
sì che ‘l sommo piacer li si dispieghi.  

Ancor ti priego, regina, che puoi 
ciò che tu vuoli, che conservi sani, 
dopo tanto veder, li affetti suoi.     

Vinca tua guardia i movimenti umani: 
vedi Beatrice con quanti beati 
per li miei prieghi ti chiudon le mani!».

E di seguito una raccolta di poesie dedicate alle madri dai figli e ai figli dalle madri, scritte da poeti e poetesse famose.

A MIA MADRE

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire parole crociate, ti ho versato del vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.
Erri De Luca

 

BAMBINA MIA,
Per te avrei dato tutti i giardini
del mio regno, se fossi stata regina,
fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.
Tutto il regno per te.
E invece ti lascio baracche e spine,
polveri pesanti su tutto lo scenario
battiti molto forti
palpebre cucite tutto intorno.
Ira nelle periferie della specie.
E al centro,
ira.
Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
come una bestia zoppa e questo mondo
come una palla alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
di sangue. Lo fa perchè è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci
di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.
Tocca a te,ora,
a te tocca la lavatura di queste croste
delle cortecce vive.
C’è splendore
in ogni cosa. Io l’ho visto.
Io ora lo vedo di piu’.
C’è splendore. Non avere paura.
Ciao faccia bella,
gioia piu’ grande.
L’amore è il tuo destino.
Sempre. Nient’altro.
Nient’altro. Nient’altro.
Mariangela Gualtieri

SUPPLICA A MIA MADRE
E’ difficile dire con parole di figlio 
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. 
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, 
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. 
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: 
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia. 
Sei insostituibile. Per questo è dannata 
alla solitudine la vita che mi hai data. 
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame 
d’amore, dell’amore di corpi senza anima. 
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu 
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù: 
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso 
alto, irrimediabile, di un impegno immenso. 
Era l’unico modo per sentire la vita, 
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita. 
Sopravviviamo: ed è la confusione 
di una vita rinata fuori dalla ragione. 
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire. 
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Ricorderai d’avermi atteso tanto, 
e avrai negli occhi un rapido sospiro

SUPPLICA A MIA MADRE
E’ difficile dire con parole di figlio 
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. 
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, 
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. 
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: 
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia. 
Sei insostituibile. Per questo è dannata 
alla solitudine la vita che mi hai data. 
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame 
d’amore, dell’amore di corpi senza anima. 
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu 
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù: 
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso 
alto, irrimediabile, di un impegno immenso. 
Era l’unico modo per sentire la vita, 
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita. 
Sopravviviamo: ed è la confusione 
di una vita rinata fuori dalla ragione. 
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire. 
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Ricorderai d’avermi atteso tanto, 
e avrai negli occhi un rapido sospiro

Pier Paolo Pasolini

LA MADRE
E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato
Ricorderai d’avermi atteso tanto, 
e avrai negli occhi un rapido sospiro

Giuseppe Ungaretti 



SORRIDI DONNA

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per i naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.

Alda Merini

Nel film “IL PICCOLO INQUILINO”, vengono narrate le vicende di una donna non più giovane che all’improvviso, si trova a dover decidere se portare avanti una gravidanza del tutto inaspettata, in un momento in cui pensa di essere in menopausa e non ha più le energie di un tempo per educare un figlio, né tantomeno le risorse economiche per allevarlo.
Anche i suoi familiari hanno reazioni diverse all’annuncio: il marito sebbene non più giovane sogna ancora di avere successo nel mondo dello sport; la madre ormai anziana ha bisogno di cure ed attenzioni; la figlia non ha ancora preso consapevolezza del proprio ruolo di ragazza madre; il figlio è arruolato nella Marina Militare.
Nicole, la bravissima Karin Vard, che abbiamo già apprezzato nella Famiglia Belier, è un po’ la pietra miliare di una famiglia un po’ stravagante e fuori controllo. Ancora una volta sarà lei a decidere se accettare o no il piccolo inquilino, così come lo ha chiamato la sua vecchia madre.
Commedia briosa e frizzante, ingiustamente misconosciuta, che suscita risate ed emozioni ed esalta la figura materna in tutti i suoi aspetti.
Io penso che anche chi madre non lo è, per libera scelta o per i disegni del destino, possa donare quell’innato istinto materno insito in ogni donna a nipoti genitori anziani amici e chiunque ne abbia bisogno, al di là di ogni confine.
Cosi come Teresa che come una madre e una sposa ha vissuto sacrificandosi in modo coraggioso e disponibile a soffrire con un amore profondamente materno.

“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo.

Non è tanto quello che diamo, ma quando amore mettiamo nel dare.”

 

SERATA CON EVITA

La nostra amica Evita Greco, ha accolto volentierissimamente il mio invito ad illustrarci il suo secondo romanzo, uscito il 13 Settembre per Garzanti dopo essere già stata a presentarci ” Il rumore delle cose che iniziano” , che noi del Salotto Letterario abbiamo amato e fatto leggere a figli, nipoti ed amici.
Quest’anno l’invito le è stato rivolto anche dal Polo Culturale Polifunzionale, promosso dal Comune di Offagna. Al suddetto Corso del quale sono docente da dieci anni affrontiamo tematiche diverse analizzate attraverso poesie libri e film uniti da un sottile fil rouge che le accomuna.
Quest’ anno uno dei temi è la Maternità in tutti i suoi aspetti .
Ed allora quale miglior libro se non ” La luce che resta” della nostra Evita?
Conoscendo già il suo stile e quella sua capacità di descrivere con mani da pittrice situazioni emozioni e sentimenti, ho proposto ai partecipanti del Salotto questo libro che già nel titolo mi aveva attratta.
In questa nuova storia Evita pur mantenendo il suo stile inconfondibile, scrive una storia più matura e ci introduce in un intreccio di storie apparentemente slegate, ma che si rincorrono capitolo dopo capitolo, catturandoci al punto di non farci staccare dalle pagine del libro fino alla sospirata fine.
La storia si incentra su due personaggi apparentemente diversi che si incontrano casualmente sul treno regionale 12047 che ogni mattina compie il suo tragitto tra il mare e le colline.
Carlo e Cara; l’uno che segue sua madre Filomena, che rivive, tra una fermata e l’altra il suo ricordo più caro. Carlo è lì per proteggerla come lei non ha mai fatto con lui; lo fa fin da bambino ed anche ora che ha trenta anni ed è avvocato.
La sua vita è rimasta bloccata, frenata dal legame troppo stretto con la madre. Cara è una giovane che ha visto la sua vita cambiare dopo la nascita della sua bambina e dopo la fuga del suo compagno.
Ogni mattina accompagna sua figlia Vita a scuola e poi va al lavoro. In effetti fa diversi lavori, è una mamma in carriera con sensi di colpa per il fatto di dover affidare la figlia ad una baby sitter.
Sullo stesso treno Carlo e Cara si incontrano con le loro storie e i loro scheletri nell’armadio.
Sono entrambi due anime ferite ed indifese desiderose ma impaurite di conoscersi.
Soprattutto Carlo che possiede un forte senso di responsabilità verso sua madre Filomena che ha vissuto una vicenda che molte madri hanno vissuto e l’ ha gettata in una depressione dalla quale non riesce ad uscire.
Marco, il padre di Carlo cerca di proteggere suo figlio nascondendogli un segreto che pia piano verrà alla luce. Carlo e Cara cominceranno a cercarsi ogni volta che prenderanno il treno, finché non avranno il coraggio di parlarsi ed aiutarsi.
Qualcosa di magico li unisce. Un qualcosa fatto di risate, allegria, semplici gesti; tutto ciò che Carlo non ha mai vissuto e che fa nascere in lui il desiderio di ricevere un pezzo di quell’ amore tanto sospirato.
E così quando il segreto sepolto verrà scoperto, nella crepa della sua anima, penetrera’ ancora la luce che illuminerà anche la vita di Cara. 
La luce che resta è quella luce che rimane quando tutto intorno a noi cala il buio dell’ anima, ma ci aggrappiamo con tutte le nostre forze alla felicità. È il romanzo dell’ amore materno, che ci consegna al mondo, è l’ amore che un figlio prova per la madre, delle paure di ogni madre ogni volta che lascia suo figlio e del senso di completezza che prova quando è con lui.
È un romanzo che fa ritrovare il coraggio per andare avanti, oltre ogni perdita.
Questa è stata la mia presentazione ad un pubblico numeroso per l’ambiente offagnese(naturalmente erano presenti quasi tutti i partecipanti del gruppo letterario), poi il Sindaco, la vice Sindaco, l’assessore alla Cultura ,la consigliera comunale, la coordinatrice del Polo culturale, la mia amica professoressa ed altri amici.
Di che essere soddisfatti!. Noi del Salotto lo siamo stati in particolar modo perché Evita , ancora una volta ci ha regalato un libro intimo e profondo, quale è lei ed inoltre ha risposto a parecchie nostre domande con sincerità e con quella particolare intensità, che ce la fa apprezzare.

Naturalmente, come di dovere, la serata è terminata sorseggiando prosecco ed assaporando le tartine del “Cresciolo”.
Evita ha ringraziato, il Sindaco ci ha elogiato perché manteniamo viva la Cultura nel nostro paese ed allora ….all’offagnese, come direbbe mamma:
“ Oh, quannu ce se mettemo, famo le cose be’, o no ???”


LORETO E POI……

Per rimanere fedeli alla consuetudine, anche quest’anno alla conclusione del Corso del Salotto Letterario è seguita un’uscita di gruppo corredata da una cena di commiato, con il proposito di non perdersi di vista.
Come programmato, per completare degnamente l’ultimo tema svolto nel mese di aprile e maggio e riguardante la Maternità, abbiamo optato per una visita alla Basilica di Loreto, casa della Madre di tutti.
La guida che abbiamo scelto ci ha intrattenuto con dovizia di particolari storici , religiosi ed artistici lungo il tragitto che porta dall’aereo alla Santa Casa.
Entrate in quel luogo, che su chiunque, credente e non, esercita un particolare fascino,  abbiamo osservato con occhi più attenti ogni angolo ed abbiamo respirato un’aria veramente mistica.

All’uscita naturalmente foto di gruppo alla fontana ed in angoli sconosciuti e suggestivi, grazie al nostro fotografo personale. Dopo una sosta al bar, come di rito, abbiamo proseguito per la visita al museo pontificio dove i nostri occhi si sono beati delle collezioni esposte, di eccezionale intensità simbolica, che costituiscono un grande patrimonio di arte e di fede.
Soddisfatto lo spirito ci siamo recate alla pizzeria il Picchio dove la serata si è conclusa con pizzette e dolcetti veramente gustosi e con la promessa di ritrovarci quanto prima, ci siamo lasciati ringraziando il Cielo che ci ha donato una giornata fantastica senza che la pioggia la facesse da padrona!!
Questo anno è anche il decimo da quando è incominciato il Corso ed i partecipanti sono più o meno gli stessi con qualche nuovo adepto.
Siamo in perfetta sintonia ed il ritrovarci a condividere la nostra comune passione per Poesia Romanzi Film ed anche Arte e Musica, è sicuramente edificante e contribuisce a farci rompere la solita routine.
Pertanto eccoci ai saluti.
Auguro a tutti di vivere delle serene vacanze sperando che l’estate non tardi ad arrivare e poi ci si ritrova ancora…..SE DIO VOLE!