SALOTTO LETTERARIO OTTOBRE 2019

Ancora sull’essere madre

Penso che a questo punto, Simona Sparaco, con Evita Greco e Lorenzo Marone, sia una delle scrittrici più amate da tutti noi del Salotto Letterario.
Grazie a lei ed alla sua scrittura poetica e toccante abbiamo viaggiato all’interno di pagine che ci hanno toccato l’anima.
I  temi affrontati nei suoi romanzi sono quelli che appartengono alla totalità degli esseri umani, anche i più sereni ed equilibrati.
Le sue parole, i suoi pensieri suscitano tali emozioni che spesso ci portano a dire:” Ecco anche io avrei voluto esprimere quel concetto, quella sensazione, quel sentimento in tal modo, ma non mi venivano le parole!” Invece Simona è una pittrice della parola e con la penna che è il suo pennello tratteggia immagini e personaggi che rimangono impressi nella memoria.
In questo suo ultimo romanzo ” Nel silenzio delle nostre parole”, giustamente vincitore del premio Dea  Planeta, racconta con l’abituale maestria la storia di alcuni personaggi che si trovano loro malgrado a vivere un’inspiegabile tragedia umana.
Prendendo spunto dal rogo della Grenfell Tower di Londra, avvenuto nel 2017, la scrittrice, impressionata da quell’evento, immagina una storia a più voci che vede gli inquilini di un palazzo immaginario, coinvolti in un’ analoga tragedia.
Personaggi che provengono da varie parti d’Europa e compongono un affresco di costumi, lingue, abitudini diverse, uniti dalla stessa tragica sorte.
Cosi conosciamo Naima e suo figlio Bastien che sono algerini di lingua francese, Polina ex ballerina di danza classica di origine russa, Alice che è una studentessa in Erasmus, di Tivoli , che vive con il suo compagno Matthias, pittore di Dresda. Ed infine c’è Huya, una ragazza turca che lavora al negozio di fronte.
Storie tutte toccanti, in particolare modo quella di Alice, perché ho sentito a pelle il dolore di una madre che ha la figlia lontana e non sa quando e se tornerà a casa. Anche in Bastien ho ritrovato la mia preoccupazione di figlia con genitori anziani da accudire . Polina e Hulya forse più distanti da me, sono però personaggi degni di nota, l’ una perché non riesce ad accettare suo figlio, l’altra  che nasconde un amore impossibile.
Ecco dunque che questi personaggi non sono solo legati da un tragico destino che sta per cambiare le loro vite, ma dai legami affettivi che condividono, dalle relazioni tra un genitore  e un figlio, che è la vita di ognuno di noi ogni giorno.
Leggendo, ci avviciniamo  ai personaggi ad uno ad uno ed entriamo nella loro vita conoscendone la storia, il passato, le incomprensioni, i non detti, gli equivoci , i rimpianti.
Tutti i personaggi, sommersi dalle proprie vicende quotidiane, convinti che domani sarà un altro giorno, che si spera migliore di oggi, continuano a tenere nascosti dentro i  recessi più reconditi del loro essere, un’ infinita di sentimenti inespressi, che appesantiscono l’ esistenza.
Rilasciare tali sentimenti equivarrebbe a una liberazione, a una rinascita che porrebbe fine a quell’incomunicabilità, tipica del nostro mondo tra madri, padri e figli, tra compagni ed amici.
Sarà l’ incendio a cambiare tutto. La metafora del fuoco che purifica è usata con abilità dalla Sparaco. L’evento inatteso che devasta e fa crollare le strutture architettoniche, contemporaneamente abbatte gli ostacoli tra i personaggi, pronti alla rinascita, ottenuta dalle verità mai dette  di figli e padri, di madri mancate e di madri ritrovate, di madri inadeguate ma coraggiose, di donne speciali.
Simona Sparaco ancora una volta ci regala un romanzo che rimane impresso nella mente e nel cuore perché ci fa capire quanto sia difficile trovarsi in fragile equilibrio tra la vita  e la morte  e come  ci venga data la possibilità, anche nei momenti più cruciali della nostra vita, di poter avere ancora una speranza.

La speranza è quella che anima Holly, una Julia Robers in stato di grazia per interpretare in maniera credibile una madre che crede fermamente  e cerca di convincere tutti gli altri che il proprio figlio tossicodipendente riuscirà a smetterla con le droghe. Il film “Ben is back”  vuole appunto dimostrare  che Ben sta cercando di rialzarsi dopo infinite cadute e sua madre continua ad avere fiducia in lui nonostante l’abbia illusa troppe volte. Quindi tutto il film diventa, non a caso, un viaggio  di 24 ore di una madre coraggio, sempre in bilico tra il sollievo di vedere il figlio apparentemente in salute e la paura delle tante trappole disseminate nel paese in cui è cresciuto e in cui è caduto nella dipendenza. Purtroppo oggi ovunque e questo il mostro  che sbrana i nostri figli, ma una madre è sempre pronta a sconfiggerlo, seppur rischiando di distruggere la serenità di tutti gli altri componenti della famiglia.
Tutto il film si dipana sul rapporto madre/ figlio e quindi anche le inquadrature sono spesso su di loro, sui loro visi che rivelano l’immenso  amore che li unisce. Per tutta la durata del film si sta in tensione perché è un thriller  avvincente e come tale tiene in sospeso in attesa di un finale che sia liberatorio. Il regista ci lascia nel dubbio: ciò che rimane è l’immagine della madre che stringe a se il figlio che è ancora vivo perché lei ancora una volta l’ha salvato.
Julia Roberta con questa interpretazione dimostra che da ” Pretty Woman ” ad oggi ne ha fatta di strada; per questo film si è preparata leggendo i forum delle madri di ragazzi che fanno uso di droga ed il lavoro di ricerca per lei è stato così doloroso che ad un certo punto ha smesso di documentarsi, affidandosi solo alla sceneggiatura.
Il regista Peter Hedges, già con “Buon compleanno Mr Grape, film che lanciò un giovanissimo Di Caprio  aveva mostrato la sua sensibilità ed in questo film tratta un tema tanto delicato perché in un passato non troppo lontano ha rischiato di perdere parenti ed amici proprio a causa della droga.
Inoltre la scelta del protagonista accanto alla Roberts, altri non è, se non il figlio Lucas, che leggendo il copione ha pensato che il personaggio di Ben era perfetto per lui.
In effetti tra i due protagonisti  l’intesa è tale che osservandoli, abbiamo  vissuto a pelle  le emozioni che volevano trasmetterci e questo, penso, che per degli interpreti sia la più grande conquista.

Ottobre 2019

Liviana Simoncini